L’operazione epurazione di Catricalà
Riformare la giustizia, perfino negli aspetti più evidentemente anomali, come la gestione addomesticata delle procedure disciplinari, resta impossibile. Lo ricorda con amarezza l’Unione delle camere penali, commentando lo stop da parte di Mario Monti alla riforma della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Non solo si blocca ogni intento riformatore, ma c’è chi, a cominciare da Repubblica, considera il semplice fatto di averci pensato una sorta di crimen laesae maiestatis, con l’aggravante di “criptoberlusconismo”.
16 AGO 20

Riformare la giustizia, perfino negli aspetti più evidentemente anomali, come la gestione addomesticata delle procedure disciplinari, resta impossibile. Lo ricorda con amarezza l’Unione delle camere penali, commentando lo stop da parte di Mario Monti alla riforma della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Non solo si blocca ogni intento riformatore, ma c’è chi, a cominciare da Repubblica, considera il semplice fatto di averci pensato una sorta di crimen laesae maiestatis, con l’aggravante di “criptoberlusconismo”. Così sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, è iniziato un vero e proprio tiro al bersaglio per aver osato chiedere pareri sull’ipotesi di una riforma e si insinua, cioè si suggerisce, “che Monti attenda una lettera di dimissioni del suo sottosegretario”.
Si vedrà come andrà a finire, ma fa riflettere il fatto stesso che si eserciti una pressione così sfacciata sull’esecutivo con l’esplicita volontà di realizzare una sorta di pulizia etnica nei confronti dei membri del governo che siano “sospettabili” di avere qualche punto di contatto con la politica del governo precedente. L’idea dell’epurazione è sempre assai discutibile. Sostenerla poi nei confronti di governi che hanno agito nella piena legittimità democratica, sulla base di liberi mandati elettorali, è un’infamia. Pensare infine di poterla applicare a membri di un governo indipendente – che si regge su un consenso parlamentare nel quale è presente l’apporto della precedente maggioranza – per avvalorarne una fede antiberlusconiana politicamente inconsistente e inconcepibile è, tra l’altro, solo un espediente per indebolire il governo.